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Fare E-commerce nell’Unione Europea: ecco le nuove regole

Più diritti a chi compra online e maggiore trasparenza chiesta ai colossi del commercio elettronico, anche nei servizi per le aziende: ecco le nuove regole per l’e-commerce nell’Unione Europea.

Non solo GDPR. L’Unione Europea continua per la sua strada con l’obiettivo di regolamentare il più possibile le attività online, dal trattamento dei dati al commercio elettronico. L’Europa rappresenta un mercato allettante non solo per le aziende del Vecchio Continente, ma anche per quelle extra UE. È la globalizzazione, l’abbattimento delle barriere, fisiche e commerciali.

Poter accedere al mercato Europeo, anche online, comporta però un prezzo da pagare: rispettare le regole interne dell’Unione Europea. Può sembrare scontato, ma è proprio quello che sta cercando di fare il Parlamento Europeo. Il GDPR ha già cominciato a mettere dei paletti importanti sul tema del trattamento dei dati personali. Molti siti extra europei hanno dovuto adeguarsi per poter vendere agli europei o anche semplicemente per poter mettere a disposizione le proprie pagine.

E-commerce e prodotti digitali nell’Unione Europea: le nuove regole

Ma il Parlamento Europeo ha cercato di intervenire anche nelle regole del commercio elettronico per la tutela dei consumatori. Se hai un negozio online e guardi con interesse ai potenziali clienti oltre confine, interni all’Unione Europea, è bene che tu sia al corrente di queste importanti novità:

  • Parità di trattamento per i consumatori che si registrano e lasciano i propri dati in cambio di contenuti o servizi digitali e per quelli che pagano per fruirne. Ai dati personali perciò viene attribuita la stessa dignità del compenso in denaro che si paga come controvalore.
  • Qualora non fosse possibile correggere un contenuto digitale o un servizio difettoso in un lasso di tempo ragionevole, il consumatore avrà diritto a una riduzione di prezzo o a un rimborso integrale entro 14 giorni.
  • Inversione dell’onere della prova: se un difetto si manifesta entro un anno dalla data di fornitura, si presume che sussista già, senza che il consumatore debba provarlo. Per le forniture continue, l’onere della prova rimane a carico del commerciante per tutta la durata del contratto.
  • La direttiva sulla vendita di beni si applica ai prodotti e servizi acquistati sia online che offline.
  • Anche i beni con elementi digitali, come gli elettrodomestici smart, gli smartphone e i televisori o gli orologi connessi sono coperti dalla presente direttiva.
    • I consumatori che acquistano questi prodotti avranno il diritto di ricevere gli aggiornamenti necessari durante “un periodo di tempo che il consumatore può ragionevolmente attendersi” in base al tipo e alla destinazione dei beni e agli elementi digitali.
    • Quando un prodotto è difettoso, il consumatore sarà in grado di scegliere tra averlo riparato o sostituito, a titolo gratuito.

Tieni conto di queste novità nella tua attività di vendita online, ne va della qualità del tuo servizio e del rapporto col cliente, che ora a maggiori tutele.

Maggiore trasparenza dai colossi del commercio online

Il Parlamento Europeo chiede ai grandi player del mercato online (Amazon, Google, eBay, ecc.) di fare in modo che i clienti, sia privati sia aziende, possano vederci più chiaro su cosa c’è dietro ai loro servizi, a quello che comprano e alla offerte che ricevono. La parola d’ordine è ‘trasparenza’ e il dito viene puntato soprattutto sulle pratiche commerciali potenzialmente dannose, come:

  • i cambiamenti improvvisi e inspiegabili nei termini e nelle condizioni;
  • la chiusura degli account;
  • il delisting inspiegabile dei prodotti;
  • i criteri di classificazione incomprensibili;
  • la mancanza di meccanismi di ricorso efficaci.

Ecco quello che l’Europa chiede ad Amazon e agli altri:

  • spiegare i motivi della rimozione di beni o servizi dai risultati di ricerca (delisting);
  • fornire una descrizione dei parametri che determinano la classifica;
  • porre fine a diverse pratiche commerciali sleali, come l’introduzione di ‘black list’ di prodotti;
  • istituire un sistema interno di gestione dei reclami e facilitare la risoluzione extragiudiziale delle controversie;
  • garantire l’effettiva applicazione del regolamento;
  • dare il diritto agli utenti aziendali di rescindere i loro contratti se le piattaforme impongono nuovi termini e condizioni inaccettabili.

Le aziende saranno in grado di citare in giudizio le piattaforme collettivamente, se non riescono a gestire correttamente i reclami.

Se vendi su Amazon, o su uno degli altri grandi marketplace del web, ora sai di poter pretendere maggiore tutela dei tuoi interessi e che l’Unione Europea non solo è dalla tua parte ma può essere una valida spalla per aiutarti a far valere i tuoi diritti.

Se invece vuoi creare il tuo sito e-commerce aziendale, e non dipendere dalle regole dei grandi marketplace del web, contattaci subito.

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